Potrebbe essere stato individuato il primo pianeta di seconda generazione in orbita attorno a una nana bianca

I pianeti di seconda generazione sono oggetti celesti che si formano dal materiale espulso da una stella durante le fasi finali della sua vita. Sebbene la sua esistenza non sia ancora stata confermata, gli astronomi hanno individuato un possibile pianeta di seconda generazione in orbita attorno alla nana bianca HS 0209+0832.
Questo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy ed è stato condotto da un team di astronomi guidato da Jamie Williams. Utilizzando i dati della missione FUSE (Far Ultraviolet Spectroscopic Explorer) della NASA e di altri strumenti, hanno rilevato per la prima volta la presenza di niobio nell'atmosfera della stella. E secondo il dottor Nicholas Stone, questa insolita firma chimica, che include il niobio, suggerisce che il materiale provenisse da un tipo diverso di pianeta:
"Questa distribuzione di elementi è un segno rivelatore del 'processo s', una reazione nucleare che produce elementi pesanti all'interno delle stelle morenti durante la loro fase di giganti rosse espanse. È una firma chimica che nessun normale pianeta di 'prima generazione' dovrebbe presentare, e questo ci ha indicato che questo nuovo pianeta era qualcosa di diverso."

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È stata proposta un'ipotesi per spiegare questi risultati. Secondo gli scienziati, questo candidato esopianeta sarebbe dunque un gigante gassoso delle dimensioni di Giove. Inoltre, si trova a circa 3,7 milioni di miglia (6 milioni di chilometri) dalla sua stella ospite ed è sottoposto a un'intensa radiazione che ne strappa via il materiale esterno. Ciò potrebbe causare la formazione di un disco di materiale attorno alla nana bianca HS 0209+0832.
Questo materiale potrebbe essere ricaduto sulla sua superficie, il che potrebbe spiegare la presenza di niobio. Tuttavia, sebbene si tratti solo di un candidato, questa scoperta potrebbe aiutare gli astronomi a comprendere meglio questi oggetti celesti.
Fonte/i
Fonte dell'immagine: NASA Hubble Space Telescope - Unsplash / Dott.ssa Snehalata Sahu / Università di Warwick
















