Le norme di etichettatura relative all’intelligenza artificiale entrano in vigore il 2 agosto: cosa cambia concretamente per voi

Le nuove norme dell’UE in materia di trasparenza per l’intelligenza artificiale entreranno in vigore tra una settimana, il 2 agosto. Sono contenute nell’articolo 50 dell’AI Act e la riguardano direttamente. I chatbot dovranno identificarsi come macchine e i deepfake dovranno essere segnalati. Le basi giuridiche sono state appena definite. Il regolamento (UE) 2026/1744 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 24 luglio ed entra in vigore il 27 luglio, mentre la Commissione europea ha pubblicato le proprie linee guida su come interpretare l’articolo 50 il 20 luglio, a meno di due settimane dalla scadenza.
I quattro obblighi previsti dall’articolo 50
I fornitori devono progettare chatbot e assistenti vocali in modo che gli utenti possano rendersi conto di stare parlando con una macchina. Devono inoltre contrassegnare i risultati generati dall’intelligenza artificiale generativa in un formato leggibile da macchina, il che significa aggiungere un indicatore tecnico a immagini, audio, video e testo. Chiunque pubblichi un deepfake è tenuto a dichiararlo; ciò riguarda i contenuti ingannevolmente realistici che ritraggono persone reali. Lo stesso vale per i testi generati dall’IA pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, a meno che non siano stati revisionati da una persona che se ne assuma la responsabilità editoriale.
Esistono tuttavia delle eccezioni. Se l’IA fornisce solo assistenza nell’ambito di operazioni di editing standard, quali la correzione ortografica e grammaticale, l’obbligo di contrassegnare il contenuto non si applica. Anche i contenuti palesemente fantastici non rientrano nella definizione di deepfake. La Commissione cita come esempio persone che volano nell’aria.
Perché vedrete pochissime etichette
«Leggibile da una macchina» non equivale a «visibile». L’articolo 50, paragrafo 2, riguarda filigrane e metadati leggibili dagli strumenti di rilevamento, non un’icona che salta all’occhio. È previsto inoltre un periodo di transizione. I sistemi generativi già presenti sul mercato prima del 2 agosto beneficiano di quattro mesi supplementari per l’apposizione di tale indicazione, fino al 2 dicembre 2026. In pratica, ciò riguarda praticamente tutti i servizi che utilizzate oggi.
Esiste comunque un’etichetta visibile. La Commissione propone tre icone: una per i contenuti a cui ha contribuito l’IA, una per i contenuti interamente generati dall’IA e una per i contenuti modificati solo parzialmente. Il loro utilizzo è facoltativo e rientra nel Codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA. L’icona di per sé non prova nulla. Gli obblighi previsti dall’articolo 50 si applicano in ogni caso.
Chi garantisce il rispetto di tali norme e quali sono le sanzioni in caso di violazione
In Germania, l’Agenzia federale delle reti diventa l’autorità centrale di vigilanza sul mercato e la legge di attuazione è stata approvata dal Bundesrat il 10 luglio. L’agenzia sta istituendo un punto di contatto presso il quale è possibile segnalare presunte violazioni. Per le violazioni degli obblighi di trasparenza, la legge sull’IA prevede multe fino a 15 milioni di euro o pari al 3% del fatturato annuo mondiale. La determinazione con cui l’UE applica le proprie norme ai grandi fornitori è evidente nella controversia in corso sugli assistenti di IA per smartphone.
Due nuovi divieti entreranno in vigore in un secondo momento. A partire dal 2 dicembre 2026, i sistemi di IA che generano immagini intime non consensuali o materiale pedopornografico non potranno più essere offerti nell’UE. Tali violazioni rientrano nella fascia di sanzioni più elevata, che prevede multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo. Le norme più severe relative all’IA ad alto rischio, al contrario, sono state rinviate al dicembre 2027 e all’agosto 2028.
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