Legge dell’UE sull’IA: ai creatori non è concesso alcun periodo di tolleranza per l’etichettatura dei contenuti generati dall’IA

Le norme sulla trasparenza previste dalla legge dell’UE sull’intelligenza artificiale sono entrate in vigore oggi. La scorsa settimana abbiamo illustrato quali cambiamenti ciò comporta per voi in qualità di lettori. C’è però un aspetto che continua a passare in secondo piano. Il regolamento non vincola solo OpenAI, Google e Meta, ma vincola anche voi, nel momento stesso in cui pubblicate qualcosa di vostra iniziativa.
L’uso privato rimane libero, il reddito cambia tutto
La Commissione europea traccia la linea di demarcazione in base al denaro, non alla portata. Pubblicando un video generato dall’IA a titolo puramente privato, agite a titolo personale, il che esula dall’ambito di applicazione delle norme. Se lo fate in modo tale da trarne regolarmente un vantaggio economico, o nell’ambito di un’attività commerciale, di una professione o di un lavoro freelance, siete considerati «operatori». Questo è il termine che il regolamento utilizza per indicare chiunque gestisca un sistema di IA sotto la propria responsabilità. Un canale YouTube monetizzato rientrerà solitamente in questa categoria, così come un account Instagram con partnership a pagamento. I dipendenti non sono personalmente responsabili, poiché l’obbligo ricade sull’azienda.
Cosa è necessario etichettare
La legge individua due casi. Il primo riguarda i deepfake, ovvero immagini, audio e video generati o alterati dall’IA che ritraggono persone, luoghi o eventi reali e che potrebbero plausibilmente essere scambiati per autentici. Il secondo riguarda i testi redatti dall’IA che vengono pubblicati per informare il pubblico su una questione di interesse pubblico, ovvero argomenti quali la politica, la salute pubblica o la sicurezza dei consumatori.
Esistono delle eccezioni. Ovviamente il materiale di natura puramente fantastica non costituisce un deepfake, e la Commissione cita come esempio gli esseri umani che volano senza alcun ausilio. Per le opere chiaramente artistiche, satiriche o di fantasia, è sufficiente un’indicazione che non comprometta la fruizione dell’opera stessa. Per i testi, l’obbligo decade se un essere umano ne ha verificato il contenuto e se qualcuno ne assume la responsabilità editoriale. Il controllo ortografico, espressamente, non è considerato sufficiente.
La filigrana del fornitore non vi esonera
È qui che la questione si fa costosa. La marcatura leggibile da macchina che ChatGPT, Gemini e Sora incorporano nei propri risultati non vi esonera dall’obbligo. La Commissione afferma chiaramente che chi utilizza tali strumenti non può fare affidamento su di essa. La vostra indicazione deve essere percepibile senza l’ausilio di strumenti tecnici, ovvero visibile o udibile, e deve essere presente nel momento in cui un utente si imbatte per la prima volta nel contenuto. Una minuscola nota a piè di pagina, un’etichetta poco visibile o una riga nascosta nei Suoi termini di utilizzo non sono sufficienti. L’UE mette a disposizione tre icone proprio a questo scopo, gratuitamente, in formato SVG e PNG. Non sono obbligatorie e il codice di condotta a cui si riferiscono è volontario, ma Le evitano il problema della progettazione.
Non è previsto alcun periodo di tolleranza
La scadenza tanto citata del 2 dicembre 2026 si applica esclusivamente ai fornitori, solo alla marcatura leggibile da macchina ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 2, e solo ai sistemi già presenti sul mercato prima di oggi. I Suoi obblighi in qualità di gestore iniziano senza alcuna fase di transizione. I contenuti da Lei pubblicati prima di oggi non devono essere contrassegnati retroattivamente, sebbene la Commissione Le chieda di farlo laddove ciò non costituisca un onere.
L’applicazione della normativa è suddivisa. Il 29 luglio la Germania ha designato la propria Agenzia federale delle reti come punto di contatto centrale e organo competente per i reclami, ma essa agisce solo come autorità di vigilanza del mercato nell’ambito delle proprie competenze, mentre il settore dei media rimane di competenza delle autorità statali preposte. La forza con cui l’UE esercita pressioni sulle grandi piattaforme è evidente nella controversia relativa agli assistenti di intelligenza artificiale sui telefoni. Le sanzioni possono arrivare a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo mondiale, a seconda di quale dei due importi sia maggiore. Nessuno infliggerà una somma del genere a un canale con poche migliaia di iscritti. L’ufficio reclami è comunque aperto a tutti.
Fonte/i
Commissione europea: domande e risposte sugli obblighi di trasparenza ai sensi dell’articolo 50, articolo 50 della legge sull’intelligenza artificiale, Commissione europea: linee guida sulla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, comunicato stampa della Bundesnetzagentur del 29 luglio 2026
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