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Farsi notare su Steam è già un’impresa ardua, ma alcuni sviluppatori sostengono che pagare per ottenere visibilità sia ancora peggio

Il banner dedicato ai migliori giochi indie
ⓘ Best Indie Games via X
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Il canale «Best Indie Games on YouTube», gestito dal creatore Clemmy, offre visibilità agli sviluppatori a pagamento. Attualmente è oggetto di accuse da parte di numerosi sviluppatori indipendenti, secondo i quali i suoi pacchetti di marketing a pagamento promettono una copertura di pubblico di gran lunga superiore a quella effettivamente fornita.

La polemica è iniziata dopo che lo sviluppatore devoriahub ha condiviso su X una presunta ripartizione dei prezzi, che mostrava un pacchetto base da 2.228 dollari comprendente uno YouTube Short, un inserto di circa un minuto inserito tra decine di altri giochi in un video più lungo, un singolo tweet e una menzione nella newsletter. Altri post hanno indicato il prezzo di un singolo tweet a 380 dollari. 

Non proprio un’operazione a valore aggiunto

Diversi altri sviluppatori hanno affermato nelle risposte, e in post precedenti su r/IndieDev e r/IndieGameWishlist, che tali cifre corrispondevano alla loro esperienza. Gli sviluppatori che hanno descritto di aver pagato per il servizio non si sono espressi in termini lusinghieri riguardo ai risultati. Uno studio ha dichiarato di aver pagato 177 dollari per un inserimento nella categoria dei giochi in primo piano, ottenendo in cambio solo 1.622 visualizzazioni e nessun aumento misurabile nella lista dei desideri, concludendo semplicemente: «A mio parere, non ne vale assolutamente la pena». Un altro sviluppatore, che ha pagato circa 217 dollari, tasse incluse, per un inserimento nel Fall Showcase, ha dichiarato che il proprio trailer è finito sepolto all’interno di un video della durata di due o tre ore insieme a centinaia di altri, con post sui social programmati a intervalli così ravvicinati da «seppellire di fatto il proprio gioco sotto i propri stessi post».

Questo fenomeno ha attirato l’attenzione di Indie Game Joe, un consulente di marketing che offre consulenza gratuita agli sviluppatori indipendenti e co-gestisce uno studio autore di giochi quali Hypercharge: Unboxed e Don’t Scream. In un’analisi pubblica pubblicata su X, Joe ha sostenuto che il modello di determinazione dei prezzi sfrutta l’inesperienza, affermando: «Onestamente, mi sembra che questo modello prenda di mira gli sviluppatori indipendenti alle prime armi e vulnerabili». Ha sottolineato che il canale non pubblica i prezzi in nessuna sezione del proprio sito web, con i costi rivelati solo dopo che uno sviluppatore ha compilato un modulo di richiesta, e che i materiali promozionali pubblicizzano un pubblico complessivo di circa 306.000 utenti su tutte le piattaforme, nonostante i post tipici ottengano solo da 30 a 50 “mi piace”.

Un problema ricorrente?

Parlando direttamente con Kotaku, Joe ha affermato che le lamentele che gli sono pervenute non erano casi isolati, stimando che negli ultimi mesi tra i 20 e i 30 sviluppatori gli abbiano inviato messaggi privati, descrivendo tutti lo stesso divario tra i dati di pubblico che erano stati loro citati e l’effettivo coinvolgimento ottenuto dai loro post a pagamento.

Kotaku ha inoltre rilevato un ulteriore problema di trasparenza: la maggior parte dei post a pagamento sull’account X del canale non riporta l’etichetta di sponsorizzazione, e non è stato possibile trovare alcun esempio di YouTube Short chiaramente contrassegnato come promozione a pagamento. La controversia si inserisce in un contesto particolarmente difficile per la visibilità dei titoli indie in senso più ampio. I dati di SteamDB mostrano che nel 2026 sono stati pubblicati su Steam circa 18.933 giochi, di cui oltre 2.600 non hanno ricevuto alcuna recensione e solo il 5% circa ha superato le 500 recensioni, una scarsità che contribuisce a spiegare perché gli sviluppatori continuino a ricorrere a pacchetti di marketing a pagamento nonostante il rischio di perdere denaro e ottenere ben poco in cambio.

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Rahim Amir Noorali, 2026-09-22 (Update: 2026-09-22)