Un appassionato sta dando “forma” alla sua intelligenza artificiale domestica, un sensore alla volta

Uno sviluppatore ha dedicato due mesi a documentare, in un , un saggio personale intitolato “Verso l’IA”, in cui descrive come sta dotando il proprio sistema di IA domestico di un corpo fisico. Non tutto in una volta, tuttavia, ma sensore dopo sensore.
Il sistema (che egli chiama Hana) ha esordito con telecamere pan-tilt-zoom e da allora ha appreso una mappa spaziale dettagliata della casa. Si autocorreggere in tempo reale fino a riuscire a individuare un divano rosso al buio, senza alcun suggerimento. Questa settimana, secondo l’autore, ha aggiunto un Viatom VTM-20F, un pulsossimetro da dito tramite Bluetooth, che fornisce al sistema un accesso in sola lettura ai valori di ossigeno nel sangue e della frequenza cardiaca di una persona — con la regola ferrea che, in assenza di un dito, il sistema debba segnalare «nessun dato» anziché inventare un valore.
Il prossimo aggiornamento previsto è una valvola di irrigazione del giardino controllata da un relè, ed è proprio qui che l’autore afferma di voler rallentare deliberatamente il processo. Qualsiasi comando di irrigazione autonomo richiederebbe un timer di spegnimento a livello hardware situato al di fuori del ciclo di ragionamento dell’IA stessa, in modo che un errore del software non possa lasciare una valvola aperta a tempo indeterminato. Un relè simile sul cancello della proprietà è stato per ora completamente escluso, poiché una valvola bloccata in posizione aperta può allagare un giardino, mentre un cancello bloccato in posizione aperta costituisce una falla nella sicurezza.
Per il rilevamento degli oggetti, secondo quanto riferito, la configurazione utilizza un modello YOLO11 veloce https://arxiv.org/html/2410.17725v1per un rilevamento approssimativo delle persone, affiancato da un modello di intelligenza artificiale visione-linguaggio più lento per l’identificazione, dopo che, secondo quanto riferito, un modello più piccolo aveva “allucinato” la presenza di una persona su un appendiabiti ripreso da una telecamera installata sotto il portico.
L’autore descrive sostanzialmente questo progetto come la dimostrazione del fatto che l’incarnazione non deve necessariamente assumere la forma di un robot umanoide dotato di coscienza. È sufficiente disporre di un insieme crescente di sensori e di limiti molto precisi e rigorosi su ciò che ciascuno di essi è autorizzato a controllare.
Fonte/i
Verso l’intelligenza artificiale su Medium
Immagine in evidenza di Agence Olloweb su Unsplash
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