Cynthia Lummis avverte che le azioni legali stanno ostacolando gli sforzi delle stablecoin nella lotta alla finanza illecita

La Lummis ha rilasciato queste dichiarazioni il 10 settembre, in risposta a un’azione legale intentata contro Tether in merito al congelamento di USDT per un valore di 42,4 milioni di dollari. Ha sostenuto che il caso mette in luce una lacuna nelle norme vigenti e ha indicato la Sezione 305 della proposta di legge Digital Asset Market CLARITY Act come potenziale soluzione.
«Questa causa mette in luce una pericolosa lacuna nella lotta contro la finanza illecita nel settore delle criptovalute», ha affermato la Lummis in un post pubblicato il 10 settembre su X.
Ha sostenuto che gli exchange e gli emittenti di stablecoin corrono attualmente il rischio di essere citati in giudizio in sede civile quando congelano le attività a causa di sospetti di attività criminale.
Secondo la Lummis, la Sezione 305 conferirebbe a tali società un’autorità più chiara per intervenire contro le transazioni sospette, proteggendole al contempo dalla responsabilità civile qualora agiscano nel rispetto di tale disposizione.
Tether è oggetto di una causa legale relativa al congelamento di 42,4 milioni di USDT
Le dichiarazioni sono state rilasciate dopo che due imprenditori thailandesi hanno citato in giudizio Tether presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York in merito a 42,4 milioni di USDT detenuti su 10 indirizzi Ethereum.
I ricorrenti sostengono che Tether abbia congelato i token il 30 ottobre 2025, a seguito di una richiesta informale da parte delle forze dell’ordine statunitensi. Essi affermano che all’epoca non vi fosse alcun mandato né altro procedimento legale. Secondo quanto riferito, un mandato di sequestro sarebbe stato emesso mesi dopo, il 19 febbraio 2026.
I ricorrenti chiedono la rimozione degli indirizzi dalla lista nera di Tether e desiderano che il tribunale impedisca che gli USDT congelati vengano distrutti o sostituiti con token trasferiti a un portafoglio controllato dal governo.
La causa mira inoltre al risarcimento dei danni e contesta i reati di appropriazione indebita, violazione di proprietà e arricchimento senza causa.
Tether ha respinto la causa definendola infondata, affermando che le proprie azioni rientrano nella collaborazione con le forze dell’ordine globali volta a prevenire l’uso improprio dell’USDT.
I fondi oggetto della controversia sono stati collegati a un’indagine più ampia del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riguardante oltre 61 milioni di dollari in USDT che, secondo i pubblici ministeri, sarebbero stati sottratti tramite le cosiddette truffe finanziarie del tipo «pig-butchering». Le autorità hanno riconosciuto a Tether il merito di aver contribuito al trasferimento dei beni sequestrati.
Il CLARITY Act potrebbe fornire un «safe harbor»
L’argomentazione di Lummis giunge mentre il CLARITY Act si avvicina a un voto cruciale al Senato. Il disegno di legge è stato approvato dalla Camera nel 2025 ed è previsto un voto procedurale al Senato il 15 settembre. Esso mira a stabilire norme federali più chiare per gli asset digitali e a ripartire le responsabilità normative tra la SEC e la CFTC.
La sezione 305 è particolarmente rilevante per l’applicazione delle norme relative alle stablecoin. La disposizione è concepita per consentire alle piattaforme di scambio e agli emittenti di stablecoin di sospendere temporaneamente le transazioni sospettate di coinvolgere attività illegali, fornendo al contempo protezione dalla responsabilità civile qualora agiscano in buona fede. Ai sensi della disposizione, una richiesta ufficiale da parte delle forze dell’ordine potrebbe consentire un periodo di sospensione più lungo.
Per la senatrice Lummis, la questione non riguarda semplicemente il conferimento di maggiori poteri alle società del settore delle criptovalute. Ella sostiene che, in assenza di tutela giuridica, le società potrebbero trovarsi di fronte a una scelta difficile tra il congelamento di fondi potenzialmente illeciti e il rischio di un’azione legale da parte delle persone i cui beni sono stati bloccati.
Il dibattito giunge mentre i legislatori stanno negoziando gli ultimi dettagli del CLARITY Act, con la legge che necessita ancora di un sostegno sufficiente al Senato per poter procedere.
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