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Meta è responsabile degli annunci fraudolenti su Instagram che decide di mostrare

Donna che tiene uno smartphone con entrambe le mani; sul display è visibile la schermata iniziale di Instagram
ⓘ Sanket Mishra / Pexels
Il Tribunale regionale di Francoforte ritiene Meta direttamente responsabile, poiché è il suo algoritmo pubblicitario a decidere chi visualizza l’annuncio.
Profili falsi su Instagram e Facebook pubblicizzano investimenti inesistenti, utilizzando l’immagine di un noto divulgatore finanziario tedesco. Un tribunale di Francoforte ha ritenuto Meta direttamente responsabile, poiché è il suo sistema di aste pubblicitarie a decidere quale utente veda quale annuncio. Le persone che hanno subito perdite finanziarie trarranno dalla sentenza meno benefici di quanto suggerisca il titolo.

Un volto familiare raccomanda un investimento su Instagram o Facebook. Il link apre un gruppo WhatsApp, dove vi attende un consiglio apparentemente sicuro. In seguito, il denaro è sparito. Per mesi, profili falsi hanno utilizzato il nome e le foto di Thomas Kehl, volto della piattaforma tedesca di finanza personale Finanzfluss, per quella truffa. Il 16 settembre il Tribunale regionale di Francoforte sul Meno ha ordinato a Meta di porre fine a tale pratica, di divulgare informazioni e di pagare i danni (causa 2-06 O 234/25).

I ricorrenti avevano utilizzato tutti gli strumenti messi a disposizione da Meta. Avevano caricato immagini di riferimento nello Strumento per la protezione dei diritti di marchio, segnalato circa 256 violazioni in un solo mese e assegnato un dipendente a tempo pieno al monitoraggio. La rimozione dei contenuti ha comunque richiesto 14 giorni, 20 giorni e, in un caso, 62 giorni. Dopo ogni rimozione comparivano quasi quotidianamente nuovi contenuti contraffatti, alcuni dei quali sotto forma di video deepfake. Gli investitori che avevano subito perdite finanziarie si sono quindi rivolti a Finanzfluss per ricevere assistenza.

L’asta pubblicitaria costa a Meta la sua esenzione in materia di hosting

Il ragionamento ha rilevanza ben oltre questo caso. Finora Meta era considerata un fornitore di hosting neutrale e poteva avvalersi dell’articolo 6 del Digital Services Act. L’azienda era responsabile solo se ometteva di agire a seguito di una segnalazione. La sezione di Francoforte non è d’accordo. Secondo il tribunale, Meta utilizza un’asta pubblicitaria con criteri da essa stessa stabiliti per determinare quale annuncio raggiunga quale utente, e il suo algoritmo di classificazione fa lo stesso per i normali post. Un servizio che decide come si diffondono i contenuti non è più un host passivo.

Il tribunale lo afferma esplicitamente. Meta è la parte che determina le condizioni alle quali i contenuti vengono distribuiti o trattenuti. Si basa su una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea risalente a giugno, secondo la quale la distribuzione algoritmica può far venir meno l’esenzione di responsabilità in qualità di host a una piattaforma. Meta è pertanto responsabile in qualità di autore del reato piuttosto che di intermediario, il che consente inoltre il riconoscimento di danni e un risarcimento monetario a favore di Kehl. Ogni ulteriore violazione può comportare una sanzione fino a 250.000 euro, e la sezione ha fissato l’importo oggetto della controversia a 300.000 euro.

I feed cronologici non rientrano nell’ambito di applicazione

Il tribunale limita esplicitamente la propria conclusione ai servizi che classificano i contenuti. I fornitori che lasciano la selezione ai propri utenti non esercitano tale tipo di controllo. La sentenza cita sia i classici forum online sia i feed puramente cronologici, come quelli presenti su Mastodon e Bluesky. Un fornitore decide quindi autonomamente se ordinare i contenuti tramite algoritmo e assumersi la responsabilità di ciò che pubblicano gli altri.

Chi è caduto vittima di un annuncio del genere non ottiene alcun risarcimento

I ricorrenti in questa causa sono le persone a cui è stata rubata la foto, non gli investitori che si sono fidati dell’annuncio. Chiunque abbia perso denaro in uno di quei gruppi WhatsApp non può far valere alcuna pretesa nei confronti di Meta sulla base della sentenza di Francoforte. Deve comunque perseguire personalmente i truffatori, che di solito risiedono all’estero. La sentenza rimane comunque rilevante, poiché l’ingiunzione si estende anche a varianti sostanzialmente identiche, compresi i nomi di profilo con l’aggiunta di cifre o caratteri speciali. Non è necessario intentare una causa separata per ogni nuova copia.

Fino a quando l’obbligo di filtraggio non entrerà in vigore, l’unica protezione consiste nell’individuare autonomamente la truffa. I consigli di investimento forniti da personaggi famosi nelle pubblicità sui social media sono quasi sempre falsi, e un reindirizzamento verso un gruppo WhatsApp o Telegram costituisce il segnale di allarme più evidente. I dettagli del mittente e l’impaginazione possono apparire del tutto convincenti, come ha dimostrato una recente ondata di phishing relativa a Trezor, in cui le e-mail provenivano dall’indirizzo di invio autentico. Meta utilizza la propria intelligenza artificiale per contrastare i messaggi fraudolenti, ma la funzione «Scam Alert» di WhatsApp verifica solo i mittenti che non figurano nella propria rubrica. Apple, quantomeno, integra in iOS 27 una protezione contro le frodi bancarie, sebbene questa sia disattivata di default.

La sentenza non è definitiva. Meta può presentare ricorso presso il Tribunale regionale superiore di Francoforte, e la questione del controllo algoritmico finirà probabilmente davanti alla Corte federale di giustizia tedesca.

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Steffen Zahn, 2026-09-20 (Update: 2026-09-20)