Il MacBook Air dovrà affrontare una carenza che durerà diverse settimane, mentre Apple indirizza gli acquirenti verso il MacBook Pro

Il MacBook Air di Apple, da tempo il portatile più venduto dell’azienda, è attualmente così difficile da reperire che un ordine effettuato oggi non arriverà prima della fine di agosto. Fonti del settore hanno riferito a Mark Gurman di Bloomberg che le scorte di questo modello leggero sono ormai quasi esaurite, a poche settimane dall’aumento di prezzo deciso da Apple.
La carenza ha determinato un insolito cambiamento nel modo in cui Apple commercializza la propria gamma di prodotti. Secondo Gurman, Apple sta ora orientando in modo evidente i clienti verso il MacBook Pro base anziché verso l’Air, cosa che l’azienda ha fatto raramente, se non mai, in passato. Alcuni dei materiali di marketing di Apple riportano ora un’avvertenza che recita: «MacBook Air soggetto a disponibilità».
Gurman riferisce che Apple sta inoltre dando deliberatamente la priorità al MacBook Pro da 14 pollici rispetto all’Air, in parte per smaltire le scorte esistenti del Pro in vista di un previsto aggiornamento alla serie M6 per quella linea, che secondo alcune indiscrezioni dovrebbe introdurre il supporto per il touchscreen.
La causa alla base della carenza è la crisi dei chip di memoria che il settore ha iniziato a definire «RAMageddon». Quest’anno i data center dedicati all’intelligenza artificiale hanno assorbito una quota crescente della produzione globale di DRAM e NAND, poiché i produttori di memorie stanno reindirizzando la capacità produttiva verso memorie ad alta larghezza di banda per i server di intelligenza artificiale, anziché verso le memorie convenzionali utilizzate in laptop, telefoni e altri dispositivi di consumo. Gli analisti hanno descritto questo cambiamento come strutturale piuttosto che temporaneo, e alcuni prevedono che la limitazione dell’offerta potrebbe protrarsi fino al 2029 o al 2030.
Apple aveva già segnalato che ciò sarebbe accaduto. Già a giugno avevamo riportato che il CEO Tim Cook, in un’intervista al Wall Street Journal, aveva ammesso che gli aumenti di prezzo erano inevitabili, vista la forte impennata dei costi della memoria, senza specificare quali prodotti fossero interessati né quando. L’avvertimento si è rivelato accurato nel giro di pochi giorni, quando il 25 giugno Apple ha aumentato i prezzi su quasi tutta la sua gamma di hardware.
Il prezzo di partenza del MacBook Air è salito da 999 a 1.099 dollari a marzo con il lancio del modello M5, per poi arrivare a 1.299 dollari in occasione di quella più ampia ondata di aumenti a giugno. Tra gli altri prodotti interessati figuravano il MacBook Neo entry-level, il cui prezzo è salito da 599 a 699 dollari, il MacBook Pro, da 1.699 a 1.999 dollari, e l’iPad Air, da 599 a 749 dollari, mentre i prezzi di iPhone, Apple Watch e AirPods sono rimasti invariati.
Nonostante la crisi di approvvigionamento, Apple ha superato le aspettative di Wall Street nella sua più recente relazione sugli utili. Tuttavia, l’azienda ha avvertito gli investitori che i vincoli di approvvigionamento potrebbero pesare sui risultati del prossimo trimestre e costringerla ad aumentare ulteriormente i prezzi. Allo stesso tempo, il programma di finanziamento «Apple Upgrade», lanciato la scorsa settimana in collaborazione con Klarna, potrebbe esercitare un’ulteriore pressione sulla domanda di Mac proprio mentre l’offerta rimane limitata.
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